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mercoledì 13 giugno 2007

Fate l'amore, non fate la guerra !




La prima osservazione da fare è certamente la discrasia tra gli utilizzatori del noto motto anni '70 "Fate l'amore, non fate la guerra"; un motto proprio della cultura hippie e libertaria utilizzato per fare campagna sociale contro la guerra del Vietnam come può essere adottato ed utilizzato dall'Esercito americano a distanza di 20 anni? Ebbene, se ne sono appropriati e lo hanno fatto diventare una cosa attuabile.

Non è fantascienza! La notizia è vera e certificata dal sito di un'organizzazione di Berkeley, in California, il Sunshine Project, che dopo una lunga lotta giudiziaria sul famigerato Fredoom of Information Act ha ottenuto una copia della proposta, avanzata dal laboratorio dell'aeronautica militare di Dayton, in Ohio. L'informazione è stata poi confermata da un portavoce del Pentagono, che avrebbe confessato che nel 1994 i vertici dell'esercito avrebbero analizzato l'idea ma infine bocciato la cosiddetta "Gay Bomb".

L'ordigno "gay-ficante" sarebbe dovuto essere «repellente ma assolutamente non letale, a base di forti afrodisiaci che provocassero anche comportamenti omosessuali» e sarebbe costato circa 7,5 milioni di dollari per lo sviluppo. «Il laboratorio dell'aeronautica dell'Ohio - riporta il Sunshine Project - propose che la bomba sviluppata contenesse sostanze chimiche che facessero diventare i nemici gay, causando così l'immediata rottura delle fila perché i soldati sarebbero stati irresistibilmente attratti gli uni dagli altri».


Lo scenario sarebbe stato questo: un idilliaco luogo d'amore dove focosi omosessuali dietro le trincee degli avversari non opponessero resistenza agli attacchi perchè indebolita dagli incontenibili amplessi gay !!!

La cosa non sarebbe stata poi cosi male... invece dei "Top Gun" avremmo avuto soldati in "Top"!


... comunque, ci vediamo tutti al Romapride07 !

1 commento:

Laura ha detto...

La violenza è un comportamento condiviso da tutti gli esseri. I nomadi cacciavano e uccidevano tanto da definire la loro economia un’economia della predazione; vi erano territori ricchi di selvaggina e varie risorse, ed altri meno ricchi, per cui si innescavano lotte per contendersi i terreni migliori. I cacciatori difendevano il proprio territorio escludendo tutti gli estranei.
Si è passati dalla caccia-predazione alla guerra poiché ha avuto origine l’uso dell’aggressività come distruttività per testimoniare forza e potere, dando vita ad un lungo processo di formazione-gestione del potere politico. La guerra nonostante sia in tutte le popolazioni non è un fenomeno biologico ma culturale. In ambito animale esistono le lotte tra animali della stessa specie e tra animali di diverse specie. Nel primo caso non vi è morte ma sottomissione di una delle due parti, nel secondo caso per condizioni di sopravvivenza vi la morte di una delle due specie. Nell’ambito umano si accendono lotte cruente e mortali, anche all’interno della stessa specie. I gruppi umani diversi per territori e culture, si reputano differenti come se fossero esponenti di specie diverse. Quest’opposizione tra i gruppi-specie ci porta al secondo punto di vista: la trasfigurazione culturale. Ogni gruppo ha una sua identità e si distingue completamente dall’altro. Per queste ragioni l’essere umano può combattere con esseri della stessa specie con lotte cruente e mortali.La guerra è licenza di uccidere in legalità e senza senso di colpa. Chi combatte e uccide, non si reputa colpevole perché rassicurato dalla propaganda degli intellettuali, che razionalizzano i due punti fondamentali della guerra:
1. il nemico è diverso e va privato di qualunque valore;
2. gli ordini imposti nel rispetto delle leggi del propri paese vanno eseguiti.
Questi servono ai combattenti per giustificarsi e non sentirsi colpevoli.


Ho dato questo punto di vista antropologico della guerra...solo per far presente come gli esseri umani siano gli unici esseri viventi che facciano la guerra per ragioni non di sopravvivenza e quidni biologiche ma per questioni superflue e di carattere culturale